Si conoscono nuove valutazioni di compatibilità del progetto per la galleria di base del Brennero. La “Ricerca sulla salute pubblica 2008” (leggi sintesi) e lo “Studio di Public Health del 2006” (leggi) mostrano che l’opera non sposterebbe traffico merci dalla strada.

In questi giorni sono diventati la Relazione di sintesi della “Ricerca sulla salute pubblica 2008” e una brevissima sintesi dello Studio di salute pubblica del 2006. Entrambi i documenti sono stati prodotti nel quadro degli studi per la valutazione di compatibilità ambientale del progetto del traforo ferroviario di base del Brennero. Secondo la società “Galleria di base del Brennero” il primo documento è attuale, il secondo ormai inutilizzabile.

Ma da entrambi si ricavano le stesse evidenze:

– la finalità centrale del progetto è la riduzione dell’inquinamento acustico derivante dalla ferrovia esistente, in particolare quello nella fascia superiore a 65 decibel e in particolare quello notturno;

– l’obiettivo dell’opera non è e non sarà il trasferimento modale dalla gomma alla rotaia, anche se la propaganda dei promotori insiste su questo punto inseguendo in modo strumentale l’emergenza dell’inquinamento atmosferico lungo le valli dell’Adige e dell’Isarco, e lungo la Wipptal;

– anche in caso costruzione della galleria di base del Brennero un importante inquinamento acustico residuo deriverà dal traffico merci sull’autostrada che quindi l’opera non eliminerebbe oppure, se si avverassero le fantasiose prospettate previsioni di incremento del traffico, l’opera servirebbe sostanzialmente a mantenere nelle intollerabili dimensioni attuali;

– si confondono i dati, si ignora che il modello di esercizio del traforo di base al 2040 (completa realizzazione di tutte le opere di progetto, comprese le tratte di accesso) prevede che comunque sulla linea storica passerebbero 84 treni merci/giorno (contro i poco più dei 130 attuali) producendo di conseguenza un inquinamento acustico ben superiore alla metà di quello attuale anche nella fascia di rumorosità oltre i 65 decibel e presumibilmente anche nelle ore notturne.

Di fronte a queste evidenze ripetiamo le verità note da molto tempo a chi si oppone al progetto:

– l’inquinamento acustico provocato dalla ferrovia storica costituisce un problema serio, che potrebbe anche aggravarsi se si utilizzasse tutta la sua grande capacità residua di trasporto merci. Ma questo problema viene utilizzato per sostenere che l’unica soluzione risiede nella nuova ferrovia, per dividere le popolazioni residenti come se avessero interessi contrapposti (da una parte la difesa dei soldi pubblici e dell’ambiente, dall’altra la difesa della salute dal rumore). È un problema che potrebbe essere affrontato subito con interventi efficaci, non troppo costosi – barriere antirumore continue, gallerie artificiali, materiale rotabile moderno e silenzioso, basse velocità nei tratti più abitati – capaci per molti aspetti di produrre nuova occupazione in misura incomparabilmente superiore a quella dei cantieri dell’alta velocità;

– l’inquinamento atmosferico provocato dai transiti merci lungo le autostrade di valico deve essere affrontato senza furbeschi rinvii ma con misure immediate, anche se sgradite all’autotrasporto e alle burocrazie europee: le stesse misure che fra 30 anni secondo i promotori dovrebbero accompagnare l’entrata in esercizio dell’ipotetica galleria di base. Sono misure risapute: costi uguali per il traffico sulla A22 e sulla A13 (e in generale equiparazione dei costi di transito su tutti i valichi alpini), divieti settoriali, divieti di traffico notturno, operatività della borsa dei transiti, trasferimento modale attraverso l’impiego efficiente della ferrovia storica.

 

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