Mori-assemblea 20.02.2017

Dopo il successo della manifestazione di domenica scorsa (12/febbraio), la tribu’ delle fratte continua il suo cammino proponendo per

LUNEDI’ 20 febbraio – ore 20,30 – Auditorium Mori -Via Scuole

ASSEMBLEA PUBBLICA

Di seguito il comunicato:

“”UN  PASSO  IN  PIU’

Domenica 12 febbraio, cinquecento persone hanno attraversato le strade di Mori per dire ancora una volta “Fissare il diedro subito. Resistere all’arroganza”. In centinaia siamo poi entrati nel cantiere per vedere da vicino la devastazione compiuta dalle ruspe e apporre su uno dei pochi muri a secco rimasti un enorme striscione: “Questa è devastazione, non sicurezza. Fermare i lavori, fissare il diedro subito”. Una violazione di massa dei loro recinti. Un po’ di gente avrebbe voluto togliere altre recinzioni, attraversare una parte di cantiere e uscire da Prearua. Altri non erano d’accordo, per cui siamo usciti tutti da vicolo Zochel per continuare il corteo e finire la giornata in piazza Cal di Ponte. Un esempio, anche questo, di una tribù che ascolta le sue diverse anime e s’interroga strada facendo su ciò che è giusto, su ciò che è possibile, su ciò che è sentito.

Eravamo più numerosi che alla fiaccolata del 28 gennaio. Tenuto conto che nel frattempo

c’era stata l’occupazione dell’ufficio del sindaco – un atto forte, quasi storico per il Trentino – e il conseguente linciaggio mediatico, la manifestazione di domenica è stata qualitativamente ancora più significativa, segno che l’opposizione all’arroganza di Provincia e Comune è tutt’altro che isolata.

Nei giorni precedenti il corteo, il PD moriano le ha provate tutte per scoraggiare la partecipazione. Non solo ha diffuso un comunicato stampa in cui si preannunciavano “caos, violenza e prevaricazione”, ma ha battuto bar e negozi di Mori terrorizzando la popolazione, invitando ad abbassare le serrande e spostare le auto dal percorso del corteo. Che il segretario del PD Lanfranco Cis si dica poi “sollevato perché la manifestazione si è svolta in modo pacifico” è insieme ipocrita e vergognoso. Chi aveva annunciato il contrario?

In tante e tanti, di Mori e di altre parti del Trentino, non hanno ceduto alla paura. In tante e tanti hanno visto con i propri occhi cos’è la “sicurezza” per Provincia e Comune. Là dove c’erano dei bellissimi terrazzamenti, difesa naturale contro la caduta di massi, ora c’è un grande scivolo di terra. Invece di rafforzare ciò che l’opera secolare di protezione aveva già realizzato, si spiana tutto. Ed eccoci ora nella fase di massima insicurezza. Con il diedro non ancorato, le fratte distrutte, i lavori per il vallo tomo che dureranno mesi e la gente nelle case. In caso di crollo improvviso della roccia (eventualità che sia il “super esperto” incaricato dalla Provincia sia un geologo della Protezione civile non escludono), i massi non incontrerebbero nessuna barriera.

Rifiutarsi di fissare il diedro e affidarsi a dei monitoraggi per far scattare l’allarme significa giocare con la vita delle persone. Rassegnarsi ora sarebbe imperdonabile. Per decidere come continuare, forti della giornata di domenica, c’è bisogno di confronto, di ascolto, di proposte. “”

Mori, 14 febbraio 2017     

tribù delle fratte

                                          

 

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